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Il trauma nel corpo. Parte due: gli effetti psicofisiologici. Trauma in the body. Part two: psychophysiological effects.

Abstract

Continuando sulla scia dell’articolo precedente, qui vediamo come le reazioni psicofisiologiche ai traumi ineriscano almeno due livelli: quello della risposta a stimoli trigger che rievocano il trauma e quello della risposta a stimoli neutri ma intensi.

Abstract

Continuing in the vein of the previous article, here we see how psychophysiological reactions to trauma inherent at least two levels: that of the response to trigger stimuli that reenact the trauma and that of the response to neutral but intense stimuli.

Gli effetti psicofisiologici

L’Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia è un’organizzazione di volontariato (ODV), fondata a Roma nel 2001, che si occupa della prevenzione e del contrasto a ogni forma di violenza e di approfondire le conoscenze attuali sul trauma a livello psicobiologico.

Le reazioni psicofisiologiche ai traumi ineriscono almeno due livelli: quello della risposta a stimoli trigger che rievocano il trauma e quello della risposta a stimoli neutri ma intensi.

I soggetti traumatizzati soffrono, prima di tutto, di elevata eccitabilità fisiologica davanti a immagini, suoni e pensieri connessi ai traumi con aumento significativo del battito cardiaco, della pressione e, perfino, della conduttività tissutale.

Webinar: la frustrazione e l’aggressività negli autori di violenza.

Il webinar gratuito del 10 giugno e si terrà sulla piattaforma gratuita Go To Meeting dalle ore 17:00 alle ore 19:00 sulla piattaforma gratuita Go To Meeting. Sarà rilasciato l’attestato di partecipazione. Clicca sul link ed iscriviti https://www.formazionecontinuaviolenza.it/2021/05/28/webinar-la-frustrazione-e-laggressivita-negli-autori-di-violenza/

Queste reazioni si possono manifestare anche dopo anni, continuando a influenzare l’esperienza attuale di vita. La somministrazione di yohimbina, farmaco stimolante il sistema nervoso autonomo, tende, ad esempio, anche a distanza di anni dal trauma, a provocare attacchi di panico o l’emersione di flashback. Interessante è, a tal proposito, l’ipotesi di Lang (1979) secondo la quale i ricordi emotivi sono immagazzinati in “reti associative” comprendenti gli elementi sensoriali dell’accaduto. Le reti finiscono per essere riattivate se l’individuo affronta situazioni che stimolano diversi elementi che fanno parte della rete stessa. Lo scemare della reattività fisiologica di fronte alle immagini connesse al trauma è l’indice più significativo del risultato positivo della cura, di qualsiasi tipo essa sia.

Formazione continua sulla Violenza LIVE

Martedì 8 giugno alle ore 18:00 si terrà la prima diretta sulla pagina Facebook dell’Associazione Italiana di Psicologia e Criminologia dedicata ai “Delitti Familiari: cause, dinamiche e prevenzione”.

Il secondo livello ci dice che vi è una perdita di discriminazione degli stimoli. A tal proposito Kolb (1987) ha ipotizzato che la stimolazione eccessiva del sistema nervoso centrale, creata dal trauma, provochi una serie di mutamenti neuronali che vanno a influenzare in senso negativo i processi di abituazione, apprendimento e di discriminazione tra gli stimoli. Per esempio, la RSA (acoustic startle response), reazione muscolare e del SNA provocata da suoni intensi e improvvisi, non subisce abituazione nella gran parte dei soggetti traumatizzati. Queste persone hanno, quindi, una difficoltà nel valutare gli stimoli sensoriali e nel mobilitarsi in modo appropriato a livello fisiologico.

Qui è possibile ascoltare i podcast di Formazione Continua Violenza sul canale Spotify dell’A.I.P.C. https://open.spotify.com/show/3CWpZW8pFqFexLfg1CiOWQ?si=oNN7YmmLQMq0crAEVeYH-w

I mutamenti neuronali, nel tempo, conducono il soggetto ad interpretare erroneamente gli stimoli innocui (come le RSA) che vengono percepiti come minacciosi, talvolta rispondendo a intensità sonore che per la maggior parte delle persone non arrivano alla soglia minima di risposta. McFarlane e colleghi (1993), utilizzando i PCE (potenziali corticali correlati agli eventi), hanno mostrato che questi individui non riescono a discriminare tra stimoli rilevanti e irrilevanti e si devono sforzare maggiormente per riuscire a rispondere alle esperienze in corso. In sintesi, gli individui traumatizzati faticano nel neutralizzare gli stimoli ambientali per partecipare ai compiti quotidiani rilevanti. Tutto ciò li porta a “spegnersi” e, quindi, a diminuire il loro coinvolgimento nel quotidiano.

Se credi di aver vissuto uno o più traumi e di vivere relazioni disfunzionali puoi richiedere una consulenza o un orientamento gratuito:

Inviando una mail all’indirizzo e-mail info@traumaeviolenza.it;

Contattando il numero 3924401930 dalle 12:00 alle 16:00;

Inviando un messaggio WhatsApp al numero 3920666515;

Scrivendo sulle chat attive nei siti www.traumaeviolenza.it e www.formazionecontinuaviolenza.it.

Bibliografia

Kolb L.C., (1987), Neurophysiological hypothesis explaining post-traumatic stress disorder. Am J Psychiatry; 144: 989-99.
Lang, P. J. (1979). A bio-informational theory of emotional imagery. Psychophysiology, 16, 495-512.

McFarlane, A. C., Weber, D. L., & Clark, C. R. (1993). Abnormal stimulus processing in posttraumatic stress disorder. Biological Psychiatry, 34(5), 311–320.

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